La condanna del Sant’Uffizio del 1959, che in Italia sembrava superata e quasi dimenticata, riemerse quando l’Opera raggiunse con le traduzioni i Paesi stranieri. Soprattutto gli americani mostrarono interesse a conoscere la posizione della Chiesa gerarchica, che da più parti veniva interpellata in merito all’Opera valtortiana.
Nel 1985 il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede indirizzò all’Arcivescovo di Genova una lettera che aveva il carattere di una risposta privata e riservata ma che, riprodotta in fotocopie, ebbe un’ampia diffusione, tanto che ne venimmo a conoscenza per una fotocopia pervenutaci dall’America. La lettera, nel ribadire la lontana condanna, di cui dava puntuali riferimenti, ne riduceva l’applicazione dichiarando che era stata decretata a salvaguardia dei “fedeli più sprovveduti”. Era il primo passo di una revisione che si può ritenere completata nel 1992, con la lettera del Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana all’Editore dell’Opera di Maria Valtorta. Le due lettere sono riportate nel libro Pro e contro Maria Valtorta , giunto alla quarta edizione.
Ai segnali di una cauta apertura, che si potevano avvertire nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II, si era contrapposto nel 1985 il libro feroce di un teologo, che aveva tentato di stroncare tutti gli scritti di Maria Valtorta dopo aver criticato, con un libello precedente, l’impronta mariana nell’indirizzo pastorale del Papa polacco. Tre anni dopo gli farà eco un altro autore con un capitolo in un volume sulle scrittrici mistiche, uscito dalla stessa casa editrice. Questi fatti si trovano anch’essi documentati e analizzati nel nostro libro Pro e contro Maria Valtorta, che ripercorrendo cinquant’anni di storia mette a confronto i sereni argomenti delle posizioni favorevoli con le ingiurie astiose di certe posizioni contrarie, rimaste isolate.
La propagazione dell’Opera di Maria Valtorta sembra riflettere l’universalità che ha caratterizzato quel Papa venuto da lontano (come Egli si era espresso subito dopo l’elezione) e che guardava lontano nell’ansia di fare di tutti i popoli un solo popolo. La sua capacità di aggregarli si è vista concretamente nella portata cosmica, mai registrata nella storia, della partecipazione ai suoi funerali. È rimasto però inappagato il suo vivo desiderio di visitare la Cina e di essere accolto dalla Chiesa ortodossa russa. Invece vi è riuscita Maria Valtorta, che è volata anche verso quei lidi, non sappiamo con quali ali.
Da Mosca, nell’agosto dell’anno 2000, ci pervenne un messaggio via fax, ripetuto per via telematica. In uno sconnesso ma comprensibilissimo italiano, un prete ortodosso illustrava l’attività di una casa editrice da lui diretta e ci chiedeva il permesso di tradurre e pubblicare in lingua russa l’Opera valtortiana. Riportiamo testualmente la frase centrale (che è la più corretta) del messaggio: Siamo sicuri che edizione di questo libro contribuisce al superamento della scissione tra le chiese cattolica e ortodossa. Sono finora usciti un paio di volumi. A detta di esperti, la traduzione è eccellente.
Quanto alla Cina, un missionario italiano a Taiwan ha iniziato la pubblicazione di passi scelti, dopo aver preso accordi con noi quando è venuto a trovarci personalmente insieme con due colte suore cinesi.
Oggi, al compimento del pontificato ecumenico di Giovanni Paolo II, l’Opera di Maria Valtorta può essere letta dai popoli di lingua italiana, francese, inglese, spagnola, portoghese, tedesca, olandesefiamminga, polacca, ungherese, slovacca, slovena, croata, cèca, albanese (per iniziativa del Nunzio Apostolico a Tirana), lituana, russa, coreana, swahili, malayalam, tamil, giapponese, cinese. Ultima, in ordine di tempo, l’araba. Salvo qualche svista.





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