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(dall’Autobiografia)
[...] Nelle vacanze papà mi suonava la sveglia all’alba per portarmi lungo le rive del mare o sulle pendici appenniniche per farmi ammirare il bello del creato, il miracolo della luce che torna ogni aurora a parlarci di Dio che la fece, per farmi pregare insieme all’onde che fremono d’ubbidienza sui liti terrestri nei limiti in cui l’Eterno le pose. Ma la gioia dell’uscire con papà e la gioia del bello che aspiravo con tutti i miei sensi umani e sovrumani erano così grandi da farmi guardare come una festa quelle sveglie mattutine, da farmele amare come un premio, da rendermele così familiari da non pesarmi più.[...]
[...] i fiori. Come mi sono sempre piaciuti! In vaso sulla mia finestrella o colti lungo le verdi strade di campagna, erano la mia gioia.
Anche qui mio padre era stato il mio maestro. Da lui che non sapeva passare indifferente davanti ad una corolla e ammirava tanto l’umile pratolina come l’orchidea rara, ho appreso l’amore per i fiori, questi infiniti capolavori di Dio che seminano di colori e di fragranze il nostro fango terrestre così come le stelle seminano di gemme il firmamento: fiori dei giardini celesti gli astri, astri dei giardini terrestri i fiori.
Quando andavamo per la campagna, quanti fiori non coglieva papà mio! Me ne incoronava, me ne empiva le braccia, me ne illustrava le bellezze sempre nuove, sia che fossero un boccio ancor chiuso, inviolato al tocco delle api e delle rugiade, sia che già s’aprissero pomposi a ricevere i baci delle farfalle, le carezze del sole, il lavacro delle piogge o il bagno di luce fosforica delle stelle. E in tutto questo bello che la mano di Dio ha sparso intorno all’uomo, sotto i piedi dell’uomo, della creatura sovrana che il Padre ha amato fino al punto di donargli suo Figlio, e che così pochi vedono sulla terra (per me vedere è amare), babbo mi faceva vedere l’opera del Creatore. Quante volte, ad appoggio delle sue parole e intuendo la mia natura spontaneamente d’artista, egli non citava brani di prosa, e specie di poesia, che più illustravano il bello del creato e che facevano notare in esso l’impronta dell’Essere divino che fece tutte le cose! [...]





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